L’arte come forma di protesta. Romanzi e canzoni di denuncia.

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Da sempre l’arte si è presentata come forma di intrattenimento e svago, ma anche di protesta e denuncia sociale.

Anche la musica ha abbracciato da tempo questo ruolo e a tal fine ha utilizzato note e parole come strumento di lotta e denuncia.

Canzoni contro la violenza

Navigando su Internet al primo posto appare Bob Dylan e le sue canzoni pacifiste, considerate messaggi contro ogni forma di violenza e sopruso: dalle armi nucleari alla guerra, dal razzismo alle condizioni di povertà e schiavitù.

Restando in un panorama musicale italiano ricordiamo la canzone di Ermal Meta e Fabrizio Moro: Non mi avete fatto niente, vincitrice dell’edizione di Sanremo 2018.  In un periodo in cui il mondo intero era scosso da attentati sempre più frequenti, il brano diventa un messaggio di speranza che va oltre “le inutili guerre” e l’orrore prodotto da queste. È l’amore e non l’odio la riposta contro la violenza e l’intolleranza, sociale e religiosa.

Non mi avete fatto niente – Ermal Meta e Fabrizio Moro

Sul tema dell’intolleranza è incentrata anche la canzone di Brunori Sas, vincitrice del Premio Amnesty International 2018: L’uomo nero. La tematica rischiava di condurre nello scontato e nel banale, ma questa canzone riesce a mettere a nudo l’ipocrisia con cui giustifichiamo queste rinnovate forme di razzismo.

L’uomo nero – Brunori Sas

Gesù Cristo sono io (2017)di Levante è incentrata, invece, sulla violenza contro le donne. Il testo è risultato, contro le aspettative della cantante, non di semplice interpretazione. A spiegarne il significato è la stessa artista:

«Racconto un microcosmo (il rapporto tra due amanti… che si trasformano in vittima e carnefice) che in verità è solo il riflesso di un macrocosmo che usa ancora, in questi tempi sempre meno moderni, trattare la donna come un essere inferiore – ha spiegato levante – “Gesù cristo sono io” è il percorso di una donna che, attraversando una strada buia, si ritrova nei panni di un cristo… e risorge.»

Gesù Cristo sono io – Levante

Romanzi come protesta contro la violenza

La protesta è contenuta in quasi tutti i romanzi di Dickens, capace di descrivere anche attraverso gli occhi di un bambino, nel caso di Oliver Twist, le ingiustizie e i soprusi del mondo. Al centro l’incompetenza politica del tempo, la povertà, la sofferenza, la corruzione, oltre che il pessimo trattamento degli orfani nelle case patronali e le gang di criminali di Londra: problemi che i potenti avrebbero dovuto risolvere.

Ricollegandoci alla precedente canzone contro la violenza sulle donne, ricordiamo Storia di una capinera di Verga. Il titolo trae ispirazione da un piccolo uccellino che lo scrittore vide rinchiuso in una gabbia, l’infelicità per quella prigionia lo conduce ad abbandonarsi totalmente e a lasciarsi morire. Il libro denuncia un’altra forma di violenza frequente in quell’epoca che privava le donne della possibilità di decidere sul proprio destino, forzandole a prendere i voti e rinchiudendole in conventi.

Musica e letteratura come denuncia sociale

Nell’Ottocento i romanzi a sfondo sociale si moltiplicano, Zolà, Verga, Dickens sono solo alcuni nomi.

Dal ‘900 nascono i romanzi distopici, ricordiamo a tal proposito George Orwell con 1984. L’esito che l’autore immagina per la società del futuro è terribile. Il mondo è dominato da un controllo sempre più invadente delle vite di ogni singolo cittadino e ogni forma di libertà è eliminata. Persino la rivolta diventa un’illusione ed è controllata e guidata dal capo dello stato, un dittatore che ha tutto e tutti sotto il suo controllo.

Una forte denuncia anima la maggior parte delle canzoni di Michele Salvemini, meglio conosciuto come Caparezza. Da “Il dito medio di Galileo”, contro ogni forma di dogmatismo, a “Troppo politico” e ancora a Vieni a ballare in Puglia. Una canzone dal ritmo apparentemente allegro ma che fa emergere presto una tematica più oscura, al centro di forti dibattiti e giochi di interessi: l’inquinamento, in particolare l’Eni e soprattutto l’Ilva.

Vieni a ballare in Puglia – Caparezza

All’indifferenza e all’alienazione prodotti dai social network si oppone Levante in Non me ne frega niente, tra i corridoi di un ospedale uomini e donne sotto la “prigionia” dei social cercano cure contro lo stato di frustrazione e isolamento che li estranea completamente dal mondo.

Non me ne frega niente – Levante

Un ultimo interessante spunto di riflessione arriva dalla letteratura araba. Secondo alcune interpretazioni, molti autori nasconderebbero messaggi di denuncia sociale all’interno dei romanzi gialli. Un delitto diventa lo schermo dietro cui emergono la corruzione e l’inefficienza della polizia e della burocrazia, la scarsa considerazione per i diritti umani e la distanza incolmabile tra popolo e istituzioni. Tra questi romanzi troviamo: Diario di un procuratore di campagna di Tawfiq al-Hakim, Vertigo di Ahmed Mourad o Il collare della colomba di Raja Alem.

Per un approfondimento: https://www.ilfattoquotidiano.it/2017/11/03/letteratura-araba-se-la-denuncia-sociale-e-nascosta-nei-romanzi-gialli/3952869/

Ogni forma d’arte si è prestata da sempre al servizio contro le ingiustizie e la violenza. Ma non bisogna dimenticare che ogni messaggio di denuncia è anche un messaggio di speranza sulla possibilità che abbiamo di cambiare le cose: un potere che ognuno di noi, anche nel suo piccolo, possiede sempre.

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