Ti ricordi Kurt Cobain?

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Il vero lascito del compianto leader e voce dei Nirvana, molto spesso è messo in ombra dagli stessi brani più famosi della band, soprattutto dopo che a 25 anni dalla sua scomparsa il ricordo si fa meno vivido e più fumoso e le radio hanno giusto l’occasione di trasmettere le canzoni più celebri del gruppo che volente o nolente ha rappresentato una generazione che ancora oggi paga il malessere di quegli anni e se lo trascina dietro come una coperta di flanella sgualcita, ma piena di ricordi.

Pace, amore ed empatia era uno dei modi in cui Kurt Cobain soleva concludere alcuni dei sui scritti tra i suoi diari ed era uno dei messaggi che cercava di trasmettere al di la della sua sofferenza.

Duole ammetterlo, ma chi fosse davvero Kurt Cobain, non interessa quasi più a nessuno e la sentenza dei posteri oscilla tra “un sopravvalutato tossico senza speranza” ed il “genio bello e dannato”. In mezzo c’era un mondo fatto di passione per la musica, la necessità di esprimersi e sviscerare le emozioni più cupe, le fragilità e sensibilità. C’era la costante ricerca di un contatto con il lato femminile e con tutti gli emarginati della società americana a fine degli anni 80′ e inizio 90′.

L’infanzia

Nel documentario “Kurt & Courtney” del 1998 (disponibile sia su Netflix che su Amazon Video), viene data una panoramica accurata sul contesto socio politico di quegli anni, partendo proprio da Aberdeen, il paese dello stato di Washington in cui Kurt Donald Cobain è nato il 20 febbraio del 1967. Una piccola comunità prevalentemente di taglia legna vicino a Seattle che in quegli anni non risplendeva esattamente della stessa luce di altre città americane. La sua infanzia fu simile a quella di tanti altri bambini e non solo per la spensieratezza. Vi era infatti una tendenza della pedagogia dell’epoca e da parte di medici e genitori a cercare di reprimere i comportamenti considerati scomodi dei bambini più vivaci e così l’ iperattività di Kurt fu repressa dal Ritalin invece che essere coltivata dai suoi familiari. Fortunatamente la zia Mary lo spronò a perseguire la passione per la musica regalandogli la sua prima chitarra.

Da tutte le biografie ufficiali e non, uno degli eventi più segnanti per Kurt fu il divorzio dei suoi genitori, quando lui aveva 8 anni. Ai tempi le famiglie erano strutturate in maniera molto meno flessibile di adesso e il divorzio veniva vissuto come un trauma ed una vergogna, soprattutto perché la gestione di Kurt rimbalzato da una casa all’altra non fu facile, fino a che non arrivò addirittura a vivere sotto un ponte (tema trattato nella canzone Something in the Way).

Influenze musicali

Nell’adolescenza coltivò il suo background musicale, tra Beatles, AC/DC e Led Zeppelin, arrivando poi al punk dopo un fallimentare ascolto di Sandinista dei Clash, fu introdotto ai Black Flag e Butthole Surfers da Buzz Osborne, il cantante di una band locale che Cobain cominciò a seguire pedissequamente, i Melvins (che proprio quest’anno suoneranno al Carroponte di Milano).

Nello stesso periodo l’amicizia con un compagno di scuola omosessuale lo allontanò sempre di più dall’ideale machista dell’America sconfinata e cominciò a far uso di marijuana che lo aiutava a placare i suoi dolori di stomaco.

alcune delle preferenze musicali di Kurt annotate nei suoi diari

Il contesto sociale

La digressione socio politica su quegli anni è fondamentale per comprendere il fenomeno Grunge e l’impatto su Kurt Cobain in questa scena.

Erano gli anni in cui gli Hippie, ormai attempati e lontani dall’ideale di libertà, pace e fratellanza, avevano lasciato spazio agli Yuppie ed al Capitalismo nell’ America di Reagan, di Dallas, Dynasty e Wall Street e dell’ascesa di Donald Trump nel mercato immobiliare.

La famigerata “Generazione X” si trovò schiacciata da un lato dall’ipocrisia della generazione precedente che visse i fasti ideologici della Summer of Love, per poi lasciarsi inglobare comodamente dal consumismo senza troppe remore e dall’altro il miraggio della terra promessa del sogno americano, una Possibilandia dove il successo, il benessere e la ricchezza erano a portata di mano, ma solo per pochi  e per quelli disposti a cannibalizzare la propria integrità morale.

Il buio

Tutta questa disillusione sfociò poi nel nichilismo, nel cinismo e nella delusione, terreno fertile per il mercato della droga che puntò sempre di più su quelle pesanti. Visto che il traffico di Marijuana risultava poco remunerativo, il cartello della droga trovò la gallina dalle uova d’oro nell’eroina che si portò via milioni di persone, tra cui anche Kurt Cobain, insieme all’HIV.

Questa cupola di malessere schiacciò altre importanti personalità della scena di quegli anni, tra cui Layne Staley degli Alice in Chains (che per coincidenza è scomparso anche lui il 5 aprile, ma del 2002), Andrew Wood dei Mother Love Bone e in tempi più recenti Scott Weiland degli Stone Temple Pilots, Chris Cornell, storica voce di Soundgarden e Audislave e poche settimane fa Keith Flint dei Prodigy a testimonianza del fatto che se è davvero difficile sopravvivere agli anni 90, un motivo ci sarà.

La musica di Seattle

Seattle e gli U.S.A. in generale divennero lo scenario di una rivoluzione musicale che vide nascere numerose band anche ben più talentuose dei Nirvana. Basti pensare ai Pearl Jam, agli stessi Soundgarden, al super gruppo Temple of the Dog e tutti quelli citati poco sopra. Quindi perché proprio i Nirvana? Questo se lo chiedeva anche lo stesso Cobain che mal sopportava il suo titolo di portavoce generazionale.

Perchè proprio i Nirvana e Kurt Cobain?

Il grunge fu l’elemento di rottura con il genere che spopolava in quegli anni, il Glam Rock estremizzato e l’Hair Metal dei capelli cotonati e dei video pieni di ragazze sexy e di stereotipi. Anticipato da gruppi che sono ormai considerati delle pietre miliari della musica come Sonic Youth e Pixies, poi con i Green River, il Seattle Sound divenne l’alternativa grezza, sporca e viscerale che puntava ad un ritorno della musica alle sue origini più umili e graffianti, pescando dalle radici blues con contaminazioni Metal e Punk. Nello stesso periodo nacquero numerose etichette discografiche e venne coniato il termine Indie, di cui oggi sentiamo tanto parlare.

Forse proprio perché i Nirvana ridussero all’osso i loro arrangiamenti in un costante alternarsi di lentezza e velocità, con la voce di Kurt che sembrava davvero provenire “dal profondo del suo infiammato stomaco” (citazione dello stesso Cobain), il pubblico trovò in loro lo strappo con il passato che smosse qualcosa di ancestrale. Oltre a delle liriche decisamente più torbide e scandalose della media, un mosaico di immagini disturbanti, di fragilità e di denuncia verso tutta la stessa società che aveva gli occhi puntati su di loro.

Kurt Cobain poi si prestava egregiamente all’iconografia del Messia, con un viso delicato incorniciato da lunghi capelli biondi, incastonato da due penetranti occhi blu e la magrezza degna di un Cristo che più di tutti si sentiva male lì appeso sulla sua Croce. Come non identificarsi in qualcuno che che aveva così tanto da dire, ma che non si sentiva mai al suo posto? Che anche dopo il successo continuava a nascondersi dietro strati di vestiti logori e uno sguardo sfuggente?

Oltre ai Nirvana

Kurt Cobain tra suoi tanti lati oscuri, era un femminista convinto, che amava anche vestirsi con abiti femminili, anti omofobo, anti razzista, odiava l’establishment e le imposizioni della società tradizionale, un timido contestatore che sarebbe estremamente attuale anche oggi. Odiava il music business che privava gli artisti della loro personalità in nome del profitto e dopo essere cascato in questo sistema con tutte le scarpe, ha preferito scollegare la chitarra dall’amplificatore e regalarci quella carezza che è l’Unplugged in New York, poco prima di staccare la spina per sempre.

Che fosse per smettere con la musica o con la vita, non ci è dato saperlo, perché infondo non è importante, chi lo ha amato continuerà a sentire la sua mancanza.

Pace, Amore ed Empatia.

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