La voce dell’Universo e altri modi insoliti per produrre musica

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Spesso le melodie più suggestive non sono prodotte dagli strumenti musicali che tutti conosciamo, quelli creati dall’uomo per fare musica. Talvolta, con stupore, potremmo scoprire che un musicista eccezionale è proprio l’Universo o che un suono armonioso può essere prodotto, in maniera del tutto inaspettata, dalla natura, dal corpo umano o dagli oggetti che accompagnano la nostra quotidianità ma a cui non attribuiamo la giusta attenzione. In fondo basterebbe solo saper ascoltare.

La musica dell’universo

Probabilmente abbiamo sempre immaginato lo spazio immerso nel silenzio più oscuro e profondo.

In realtà anche l’Universo ha il suo canto. Infatti, pochi giorni fa l’Agenzia Spaziale Federale Russa (Roscosmos) ha tradotto i segnali radio prodotti dalle pulsar in onde sonore. Le Pulsar sono stelle di neutroni prodotte dall’esplosione di una supernova, sono estremamente dense ed emettono radiazioni brevi ma regolari e soprattutto molto intense.
La sequenza sonora si basa sui dati del telescopio spaziale Spectrum-R, del progetto Radioastron”, e non è certamente il primo esperimento realizzato per conoscere il suono prodotto dallo spazio.

Le onde sonore prodotte dalle stelle di neutroni

Il mese scorso anche la Nasa ha realizzato una melodia cosmica prodotta grazie al telescopio spaziale Hubble. Le riprese sono state trasformate in musica dall’Agenzia Spaziale Europea (Esa) e dalla stessa Nasa, responsabile del rover mandato in orbita ben 19 anni fa, nell’aprile 1990. Il risultato è probabilmente una delle cose più suggestive mai ascoltate: la voce dell’Universo.
L’ascoltatore viene catturato da un crescendo di tonalità che si susseguono l’una dopo l’altra e che rappresentano il suono prodotto da migliaia di galassie tenute insieme dalla forza di gravità e costituite da innumerevoli stelle, quasi come se fossero granelli di sabbia.

La melodia cosmica prodotta dal telescopio
Hubble

L’artista che dà voce alle città del mondo

Quanti di noi ritengono che le città siano solo caos e rumore? Probabilmente non ci siamo fermati ad ascoltare con attenzione.

La compositrice, sound designer e artista sonora Chiara Luzzana può compiere la magia di trasformare il “rumore” prodotto dagli oggetti che accompagnano la nostra quotidianità in musica. Le sue emozioni sono in grado di trasformare la realtà in suono e la sua creatività rende un rumore, che la maggior parte di noi reputerebbe insignificante, se non addirittura fastidioso, in un suono piacevole.

Nel 2015, durante la Biennale di Venezia, per la mostra Swatch Faces ha presentato la prima colonna sonora realizzata esclusivamente con i suoni prodotti dagli orologi.
Le lancette sono diventate chitarre elettriche, i guanti degli operai si sono trasformati in un’arpa, le registrazioni dei macchinari delle fabbriche stesse sono diventate parti ritmiche e melodiche. La parte più sorprendente di tutto è che oggetti, parti meccaniche, gesti abituali reputati privi di ogni bellezza sono diventati musica e quindi arte.


“Quando lavoro con i suoni sono una esploratrice, li devo scoprire nei lati più nascosti. Mi piace dare voce a ciò che è nato senza.” (Chiara Luzzana)

The sound of Swatch – Chiara Luzzana

In realtà, la carriera dell’artista vanta un altro importante lavoro: The sound of City. Il progetto risale al 2013 e ha portato la Luzzana a viaggiare per le più grandi metropoli mondiali, tra cui Shangai, New York, Venezia, Tokyo, Zurigo e Belgrado. In Italia è stata, ad esempio, a Genova dove la sua attenzione si è focalizzata sul porto, arrivando a registrare anche suoni sott’acqua. Ancora di Milano, e in particolar modo di Brera, ne ha raccontato il carattere in questo modo:

The sound of city – Chiara Luzzani

L’obiettivo è raccontare l’essenza e il carattere di ogni “giungla di cemento”, ed è così che un semaforo diventa un sintetizzatore e un clacson si trasforma in un sassofono.

A tal proposito l’artista ha dichiarato:


“The urban soundscape is my orchestra. To create the soundtrack of the city, to make something eternal in order to not be forgotten” – Chiara Luzzana

Il paesaggio sonoro urbano è la mia orchestra. Per creare la colonna sonora della città, per fare qualcosa di eterno in modo che non sia dimenticato – Chiara Luzzana

L’insegnamento che possiamo trarre dall’artista è che, spesso, usando solo la vista cogliamo solo una minima parte di quello che ci circonda e che talvolta l’arte sta anche nelle piccole cose se solo riusciamo a vederle, o in questo caso a sentirle.

(Per chi volesse ascoltare qualche suo lavoro:
https://open.spotify.com/artist/7m8Gqgq5YtHja2s9JtBVdR?si=gyXX7y1JRpGVRQzdsCdQJg )

La musica prodotta dal corpo umano

Anche l’uomo ha la facoltà di produrre suoni senza dover necessariamente servirsi di strumenti musicali.

È il caso, ad esempio, dei cantanti a cappella. Tali tipi di performance non prevedono l’uso di alcun strumento ed è adattabile a molti generi musicali, tra cui il canto popolare, la musica jazz, il pop, lo swing, il gospel, etc.

I suoni andranno dunque ricreati con la voce, lasciando un grandissimo spazio alle emozioni. È il caso, ad esempio, della cover a cappella dei Pentatonix. Il gruppo americano si è cimentato anche con una canzone difficilissima ma capace di smuovere le corde del cuore: Halleluja di Leonard Cohen.

Hallelujah- Pentatonix

Infine, un ulteriore esempio può essere il suono prodotto dalla body percussion. Al pari di uno strumento a percussione, il corpo umano diventa fonte di suoni con diverse qualità timbriche e tonali.

La parte migliore è che questa tecnica ha un grande valore educativo, terapeutico o semplicemente migliora il modo con cui ognuno di noi percepisce se stesso. Ad esempio, coloro che hanno difficoltà ad accettare il proprio corpo possono avere la possibilità di viverlo in maniera più serena, positiva e creativa. Il gesto, infatti, diventa suono e movimento ed è capace di veicolare emozioni e sensazioni.

Body percussion show

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