Intervista alla giovane poetessa…

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L’intervista alla giovane poetessa Irene Pellegrini ha inizio di notte dopo il tramonto.Il momento migliore per parlare di “Albe Crepuscolari”.

Irene Pellegrini è una giovane laureata in Giurisprudenza appassionata di letteratura e poesia che, tra le dolci colline toscane, ha dato vita ad una raccolta di poesie a mio avviso degna di nota. Non capita spesso di cogliere, in autori emergenti, una vena comunicativa tanto viscerale e, allo stesso tempo, diretta, un linguaggio equilibrato e delle immagini così vive da sembrare proiettate.

Giusto il tempo di riempire un calice di buon vino rosso e inizio subito, senza troppi giri di parole.

– Ciao, Irene. Essendo questo un magazine che tratta anche di musica, la prima domanda riguarda proprio quest’ultima: che musica ascolta una poetessa emergente?

Io ascolto davvero di tutto, dalla musica classica alla sigla di “Naruto” (Ride).

– E se, invece, ti chiedessi qual è il tuo poeta preferito, cosa mi risponderesti?

Ti risponderei con un nome: Giacomo Leopardi. Quello che le sue poesie hanno saputo trasmettere alla ragazzina che ero al liceo è un qualcosa di inspiegabile. Mi rivedo, emozionata e coi lacrimoni, leggendo i suoi testi. Poi, ce ne sono molti altri: John Keats, Guillaume Apollinaire, Michele Mari …

– Partiamo dalla tua opera, dunque, e dalle sue prime pagine. In apertura, troviamo una bellissima citazione di Italo Calvino: “Che pena. Sperare, intendo. E’ la pena di chi non sa rinunciare”. Tu, in cosa speri?

Innanzitutto, premetto che, quando si toccano i grandi argomenti della vita, si corre sempre il rischio di risultare abbastanza banali. Detto questo, io spero nella felicità. Se mi è capitato di scrivere questa raccolta, è proprio per costruirmi un modo per provare ad esserlo … del resto, se lo fossi stata, molto probabilmente le mie “Albe crepuscolari” non avrebbero mai visto la luce.

– A tal proposito, quali sono le zone di luce ed ombra che formano il tuo crepuscolo?

La mia zona di luce è, appunto, la speranza: io ho trovato la poesia, come mezzo di ricerca, ma ognuno può trovare il suo e così aspirare ad essere felice. Per quel che riguarda l’ombra … (Ci pensa qualche minuto) … l’ombra, per me, è l’esatto opposto: una malinconia latente, che condiziona il tempo che passa. L’ombra è il tempo sprecato …

– Il tempo, in effetti, è un tema molto ricorrente in “Albe crepuscolari”: leggendo, l’ho avvertito quasi come un’entità viva. Che rapporto hai, con esso?

Bella domanda (Sorride pensierosa). Ho un particolare legame affettivo con il tempo passato: conservo dei dolci ricordi della mia infanzia e adolescenza. Paradossalmente, però, spesso mi ritrovo a viverlo come un’agonia, mentre lo avverto scorrere inesorabile … mentre gli avvenimenti si succedono e io non sono in grado di venirne a capo, di esserne protagonista. Insomma, ho una relazione davvero complicata con il tempo.  

– Da queste poesie, sembri una persona che si biasima molto: a tratti, ho colto quasi una frustrazione per la tua “immobilità”. Forse viene da lì, l’immagine dei treni quali una boccata d’ossigeno. Che consigli daresti a chi si sente di star vivendo una vita immobile?

Di aspettare il treno giusto per lui (o lei). Non si deve aver paura di restare immobili, se serve. Piuttosto, si dovrebbe temere di non avere il coraggio di salire sul treno, quando arriva in stazione.

– Parole bellissime … se tu potessi leggere a una giuria solamente una delle poesie di questa raccolta, quale sceglieresti? E perché?

“Autunno”. Perché, banalmente, la trovo una delle più significative.

– Ogni tanto menzioni Dio, nelle tue poesie. Cosa rappresentava per te, quando hai scelto di menzionarlo?

L’ho menzionato attribuendogli un significato diverso dall’accezione comune, quasi fosse una sorta di “limite di paragone insuperabile”. Diciamo che ho semplicemente cercato di ironizzare su questo dogma, nei limiti di quanto mi è sembrato giusto e necessario.

– “Stelle e coriandoli” (pag. 60) è una poesia che mi ha catturato. Oltre all’atmosfera parigina, c’è qualcos’altro che volevi trasmettere, nello scriverla?

In quella poesia ho cercato proprio di ricreare quell’atmosfera per smuovere emozioni. Faccio un esempio: lo stesso luogo è sicuramente legato a ricordi diversi a seconda di ognuno di noi, ricordi che potrebbero far scaturire differenti stati d’animo. Io, con “Stelle e coriandoli”, ho provato a portarvi in un certo luogo, a voi il resto …

– Cos’è per te Parigi, dunque?

Per me, Parigi è una città che racchiude un universo. Lì si può incontrare ogni sfaccettatura dell’animo umano. A Parigi, la Gioconda sorride tanto al turista, quanto al clochard che dorme in metropolitana, i ragazzi danzano e suonano per le strade e i parchi profumano di aria buona. Parigi è tutto.  

– Irene, io ti ringrazio e ti lascio con questo sapore sognante che aleggia nell’aria come profumo di baguette. Ti auguro di scollarti presto l’antipatico appellativo di “emergente”. Intanto, buona scrittura e alla prossima poesia!

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