La musica nel mondo: un viaggio tra le diverse culture musicali

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Tutti noi conosciamo bene il modo attraverso il quale la nostra società percepisce la musica. Ma potremmo chiederci: “qual è il ruolo svolto dalla musica nel mondo?”. Tantissime sono le culture diverse dalla nostra ed è sorprendente notare come anche un elemento percepito così semplice, naturale e quotidiano possa essere ricco di sfumature diverse.

La musica africana

Sebbene l’Africa sia un territorio frammentato per lingua, storia e cultura, esiste un elemento che accomuna queste popolazioni così diverse: la musica e la danza.

Si tratta, quasi esclusivamente di creazioni anonime, popolari e collettive. Poiché sono trasmesse oralmente, ogni esecuzione potrebbe essere una nuova canzone, o meglio uno sviluppo di quella precedente.

Il ritmo è l’anima della musica africana: tutta la musica africana è attraversata da un’ inconfondibile vitalità. Le voci, gli strumenti e persino le mani del suonatore intervengono a turno quasi come fosse un dialogo tra più interlocutori. La musica è parte integrante della loro cultura, caratterizza i momenti religiosi e sociali ma anche quelli quotidiani e più intimi, quali ad esempio: le nozze, le nascite, le cerimonie religiose, le feste per il raccolto, ma anche le canzoni pensate per il lavoro o semplicemente le ninna-nanne.

La musica come purificazione: l’India

La cultura indiana, in campo musicale, ha subito poche influenze da parte della cultura occidentale ed è considerata un momento di purificazione, capace di giungere alla divinità. L’ascoltatore può per un attimo lasciare le sue preoccupazioni terrene e collegarsi con la natura e la divinità.

Per tale ragione, anche l’organizzazione della melodia deve seguire regole precise che rispecchino l’ordine del cosmo. Infatti, ad ogni melodia è associata una particolare situazione emotiva che prende il nome di rasa. L’artista cerca di creare, vivere e intensificare un rasa, tentando di evocarlo negli ascoltatori. Poiché le emozioni (energia, desiderio, agitazione, calma, etc.) sono in stretta relazione con il movimento degli astri e con l’andamento della giornata, ogni melodia deve essere collegata ad un momento preciso del giorno e della notte.

Da ritmo maledetto a simbolo nazionale: la musica del Brasile

Se pensassimo alla musica brasiliana, la prima cosa che ci verrebbe in mente sarebbe il ritmo coinvolgente del carnevale e del samba. Ciò che oggi è un simbolo nazionale, sino agli anni Trenta del Novecento era duramente perseguitato dalla polizia e relegato ai margini della società.

Probabilmente, le radici sono da cercare nelle danze e nei canti degli schiavi delle piantagioni, ma il samba vero e proprio risente anche delle influenze europee portate dai portoghesi.

Difficile è stabilire chi fu il primo inventore, infatti i testi e le musiche erano pensate collettivamente. Il samba era perlopiù suonato e creato dalla popolazione nera e percepita come uno strumento di resistenza, anche in termini culturali.

Solo nel 1928 si ebbe la prima scuola di samba. Qui si cercò di renderlo più adatto alla marcia carnevalesca e di legarlo al gusto delle masse popolari. Ne conseguì l’accordo firmato da Ismael Silva, musicista di colore e cofondatore della prima scuola di samba, con il cantante bianco Francisco Alves. L’ accordo prevedeva la registrazione di tutte le composizioni purché sulla copertina del disco fossero presenti entrambi i nomi, del cantante e del compositore. Ben presto, il samba divenne emblema della società brasiliana e parte integrante del patrimonio culturale di ogni brasiliano.

La musica nelle culture orientali: Cina e Giappone

In Cina la musica ha avuto, sin dall’antichità, una finalità molto più grande del semplice intrattenimento. Infatti, la musica rappresentava un modo di vivere all’interno della società in maniera inclusiva ed era annoverata tra le quattro più importanti funzioni sociali, accanto alla morale, alla politica e alla legge. Anzi, nei tempi più antichi, questa era percepita come capace di creare un perfetto equilibrio tra Terra e Cielo e quindi, per estensione, in grado di dare stabilità all’impero cinese.

Infatti, la cultura cinese è sempre stata interessata ad individuare collegamenti tra i più piccoli campi della conoscenza umana e i riferimenti cosmologici. Perciò uno strumento come la musica, dalle ricche potenzialità simboliche, non poteva non ammaliarli!

Il Giappone ha derivato parte delle sue conoscenze musicali dalla Cina e dalla cultura occidentale, ma ne ha evoluto le forme e il pensiero, conferendogli un’impronta personale.

In passato, le due più importanti forme musicali erano quella sacra e quella del “teatro no”. La prima era chiamata “gagaku“, cioè elegante, e poteva essere tramandata solo oralmente, questo spiega perché esistono versioni diverse di uno stesso brano. Oggi, il gagaku non prevede più il canto, ma solo la musica accompagnata da danzatrici con tanto di kimono e ombrellino:le Geishe.

Importantissimo nel Giappone contemporaneo è il Karaoke. Infatti, questo è avvertito, dagli anni Ottanta ad oggi, come parte integrante della cultura nipponica e uno dei divertimenti principali scelto da tutti. Si canta in piccole sale private che possono ospitare anche solo due persone o un gruppo di amici.

Ci sarebbero ancora tantissime culture da conoscere e modi di percepire la musica nel mondo diversi. Voi ne conoscete altri?

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