Il Rap italiano – Dagli albori al passato recente

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“Il rap è la forma d’arte espressiva più potente degli ultimi 40 anni” afferma Paola Zukar in un’intervista di Fanpage.it del 28 maggio 2018. Storica manager e collaboratrice di Fabri Fibra, Marracash, Clementino e Tommy Kuti, ex redattrice di Aelle ed autrice di “Rap. Una storia italiana” (BaldiniCastoldi).
Ma come nasce il rap?

Il rap nasce dalla cultura hip-hop americana degli anni ’70, basata su quattro discipline fondamentali: la Breakdance, il Writing, il Djing e il Rap.

Chi ha portato il rap in Italia?

Il rap italiano, trasposizione italiana del rap americano, si sviluppa nei primi anni ottanta. La prima vera difficoltà fu passare dai testi in inglese a quelli in italiano, per via della metrica, degli accenti, delle cadenze e delle sillabe della lingua italiana, difficili da incastrare sul beat.

Jovanotti
Jovanotti

Personaggio chiave di questa transizione fu Jovanotti. Entrato in contatto con l’hip-hop a Roma, incide il suo primo disco Jovanotti for President nel 1987. Rappando in inglese interpreta i suoi testi dai contenuti semplici e leggeri che contraddistingueranno le sue prime produzioni. Naturalmente niente a che vedere con l’Hip-Hop statunitense che già da allora trattava le tematiche sociali della travagliata New York degli anni ’80. Jovanotti, in realtà, non veniva tenuto in grande considerazione nell’ambiente Hip-Hop. Rappresentava infatti il tipico prodotto commerciale o popolare, che cercava di copiare talvolta in maniera grossolana mode e atteggiamenti di oltreoceano. Successivamente gli venne riconosciuto un ruolo di apri-pista per l’Hip-Hop in Italia. Infatti fu grazie a lui che il “grande pubblico” potesse conoscere questo genere.

Gli anni Novanta e le prime divisioni

All’inizio degli anni novanta si muovono i rapper delle “Posse”, termine inglese che significa “gruppo”. Attivisti nel campo politico-sociale e di rivendicazione dei diritti, si servivano della forte attitudine comunicativa dell’Hip-Hop per esprimere le proprie opinioni e diffonderle. In questi anni si possono delineare due realtà completamente distinte. Nella prima si hanno rapper e crew che propongono sonorità e rime più orecchiabili per il grande pubblico. Alla scena commerciale, si contrappone quella Underground. Contrariamente al rap che mira all’incasso, l’Underground sottolinea le varie sfumature del genere. Richiede più attenzione nell’ascolto dell’album o della singola canzone, propone qualcosa di nuovo ed è fondamentale la ricerca di uno “stile”.

I pionieri della scena Hip-Hop italiana si riunivano in luoghi simbolo come il “Muretto” in Largo Corsia dei Servi a Milano, la “Galleria Colonna” a Roma e i “Marmi” del Teatro Regio di Torino.

Cominciarono a farsi notare nell’ambiente rappresentanti del genere come OTR, Bassi Maestro e ATPC al Nord, Sangue Misto, Colle Der Fomento al Centro, La Famiglia al Sud, ognuno con un proprio stile e un proprio modo di fare rap.

Senza dubbio i Sangue Misto con l’album SxM (ritenuto il migliore album di Hip-Hop made in Italy) segnano l’epoca. Il punto di forza della crew fu il rappresentare il rap in modo davvero eccezionale, con basi cupe e acide e una metrica incredibile. Nel 1993 l’album Strade di città degli Articolo 31 entra nella classifica degli album più venduti in Italia.

L’epoca d’oro del rap

Sul finire degli anni ’90 si apre quella che viene definita la “golden age” del rap italiano. Uno dei suoi protagonisti è Joe Cassano, rapper cresciuto musicalmente tra New York e Bologna. Con l’album Dio Lodato del 1999, pubblicato postumo, Joe raggiunge l’apice grazie al suo flow e alle sue rime, venendo cosi idolatrato (come un martire combattente la giusta causa).

Altri personaggi importanti di quest’epoca sono indubbiamente Neffa, Dj Gruff, Kaos One con uno stile aggressivo e graffiante, Esa, Deda. Altri protagonisti emblematici del periodo furono Gli Uomini di Mare (collettivo musicale costituito dal rapper Fabri Fibra e dal beatmaker Lato). Il loro primo album, Sindrome di fine millennio, viene considerato l’esordio ufficiale di Fabri Fibra.

Di quegli anni è anche l’esplosione dei Gemelli Diversi, spesso criticati e considerati troppo “commerciali”, e portatori di messaggi spesso disimpegnati.

Dalle Sacre Scuole ai Club Dogo

Sul finire del 1999 il gruppo milanese Sacre Scuole, composto da Jake la Furia, Gué Pequeno e Dargen D’Amico, pubblica l’album 3 MC’S al cubo. E’ invece all’inizio del nuovo millennio che il rapper pugliese Caparezza raggiunge il successo con l’album Verità supposte. Nel 2001 i Sottotono partecipano al Festival di Sanremo per poi sciogliersi poco tempo dopo.

Con lo scioglimento dei Sottotono, degli Articolo 31 e l’abbandono di Neffa dalla scena rap, nei primissimi anni del 2000, l’Hip-Hop italiano subisce un declino a livello di popolarità e di vendite, fino a quando rapper come Mondo Marcio, Fabri Fibra, Inoki e i Club Dogo entrano a far parte di importanti etichette e pubblicano rispettivamente i dischi Solo un uomo (disco di platino),Tradimento (disco di platino), Nobiltà di strada e Vile Denaro.

In questo periodo nascono anche i primi contest di freestyle, tra cui 2theBeat e il Tecniche Perfette.

Nel 2010 col successo del singolo Tranne te di Fabri Fibra viene a crearsi il fenomenno del rappar mainstream. Poco dopo fanno il loro debutto artisti di spessore come Emis Killa, Vacca, Clementino, Gemitaiz, Mad Man, Rocco Hunt.

Successivamente si distinguono gruppi come i Club Dogo e il TruceKlan, e artisti come Ensi, Marracash, Jack The Smoker, Egreen e tanti altri rapper che daranno vita nuova all’Hip-Hop italiano che diviene sempre più popolare. Intorno al 2015 l’Hip-Hop italiano si evolve e subisce l’influenza trap e diventa uno dei generi musicali più importanti d’Italia sia a livello di vendite che a livello di attenzione del pubblico.

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